Camico. Una lingua selvatica

#Performance Palermo, Nuvole - Incontri d'arte - by Camico

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Camico. Una lingua selvatica è una performance di parole, inchiostri, squarci, suoni, movimenti formata in questi anni, incontrandoci.

   

   Dopo diversi anni dalla composizione di Camico. Una lingua selvatica, in questo momento in cui manca uno studio, l’abbraccio di coloro che hanno accettato l’avventura della performance, Eva Geraci, flautista, Giovanna Cossu, attrice, Sabina De Pasquale, attrice e artista, è diventato il laboratorio da cui sono state generate nuovamente le parole e i movimenti di Camico. Il sostegno al lavoro ci permetterà di coprire le spese di realizzazione, di promozione e di viaggio per la partecipazione a rassegne, fest.

   La performance dà luogo a un tragitto di parole, suoni e immagini mentre lo trasformano in un labirinto verticale che sale e vuole cercare altri mondi, denso di vuoti nei corpi delle performers.

   Giovanna Cossu e Sabina De Pasquale indicheranno, nelle parole pronunciate, un luogo-persona che scrive di una lingua migrante i cui cammini fondano mappe, schermi di percorsi che compiamo nell’attraversare i paesaggi interiori. I suoni dei flauti di Eva Geraci sono il filo che le guida nella pronuncia e nei movimenti della metamorfosi che diviene invisibile.

   La traduzione di Bianca Carlino, mostrata in video, documenterà le permutazioni avvenute in lingua araba. Le immagini in video, tratte da miei fogli lavorati a inchiostri e squarci, racconteranno del luogo, della lingua perduta e futura che fondano piattaforme appena orizzontali.

   Il sito di Camico non ha attestazioni sicure, secondo Diodoro Siculo, è il luogo dove Dedalo, in esilio da Cnosso, costruì il suo secondo labirinto-città perfetta, su invito del re sicano Cocalo, perdendo, durante la fuga, il figlio Icaro. A Camico trovò la morte Minosse, venuto a cercare Dedalo, annegato dalle figlie di Cocalo. La zona, secondo una recente attestazione si trova vicino alla città di Alcamo che ne conserva memoria nell’etimo e, anche se ricerche archeologiche sono state effettuate nelle località di Caltabellotta, S. Angelo Muxaro, Naro, contrada Castellaccio, Eraclea Minoa, ho preferito Alcamo per affetto e vicinanza a Trapani, bianca e chimerica, nella cui provincia si trova.

   Questa incertezza si muta nel dispositivo di un viaggio, intreccia un’esperienza, è la piattaforma della performance e delinea un futuro mitico, un’epica contemporanea.

   Nella luminosità del bianco, timbro della performance, c’è il significato della possibilità di vivere accogliendo le derive, le gioie, le imperfezioni dei vissuti in tutto quello che è respirato.

   Nel testo, Camico si fa interlocutore - interlocutrice di una lingua frantumata dall’emarginazione che, attraverso la disposizione delle strofe e nella sua tessitura verticale che parte dal suolo e si distende in ala o vela, sale dalla terra-pagina e cerca altri mondi.

   I viaggi interiori che Camico intraprende, gli attraversamenti sensoriali di pensieri, le esperienze linguistiche (come il passaggio della nascita delle preposizioni che, una volta scoperte, cercano subito dopo le sorelle, i compagni), fondano itinerari, immagini del percorso che compiamo, noi, nomadi, rifugiati, camminanti.

  Sono un essere vivente, dice ogni parola del testo nel suo verde lunare e marino.  

 

   La scrittura di Camico. Una lingua selvatica, formata negli anni 1984-2000, ha avuto questi riscontri:

    2001

    Segnalazione alla prima edizione del Premio DARS – donna, arte, ricerca,                        sperimentazione Udine 

    2005

    Partecipazione alla 1° Biennale di poesia Lorenzo Montano Anterem, Verona                    Pubblicazione in I racconti di Luvi n. 5-6-7 2005-2006 Palermo

    2008

    Traduzione in lingua araba curata da Bianca Carlino, traduttrice di Maram al Masri,            Jumana Mustafa

 

                                                                   Tommasina Bianca Squadrito

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