beOut. Arte, sport e inclusione sociale

#Servizio Milano - by roberta ranalli

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sostenitori

€ 102
raccolti di € 500,00

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campagna terminata

Lotteria d'arte per sostenere i progetti di sport e inclusione sociale rivolti a persone con disabilità e minori non accompagnati.

roberta ranalli

beOut. Arte, sport e inclusione sociale.

LOTTERIA D’ARTE PER RACCOLTA FONDI PER PROGETTI DI SPORT, INCLUSIONE E INTEGRAZIONE

A cura di Roberta Ranalli, Pietro Fachini e Riccardo Scrocco della Love Foundation Milano.

Media partner: That’s Contemporary.

L’arte e lo sport parlano un linguaggio universale, forte.
Lo sport per beOut è uno strumento, diretto ed efficace, di coinvolgimento attivo delle persone con disabilità e ragazzi minori non accompagnati.
Il nostro obiettivo principale è la ricerca di un benessere psico-fisico che parte da un’inclusione sociale e culturale all’interno degli spazi urbani, come i parchi, e da un’offerta culturale e sportiva accessibile, per tutti.

Franco Ariaudo, Angelo Bellobono, Francesco Bertelé, Stefano Boccalini, Hannes Egger, Pietro Fachini, Emilio Fantin, Pierfabrizio Paradiso e Sergio Racanati hanno generosamente donato una loro opera, edita, inedita o in ed. Speciale beOut.

I nove artisti da sempre mettono al centro della loro ricerca processi sociali, relazionali, inclusivi. L’arte diventa strumento per offrire prospettive diverse, sovvertire dinamiche prestabilite, e approfondire il tema dello sport, con una visione laterale.

Il progetto unisce il valore culturale e generativo dell’arte, con la passione per lo sport entrambi motori  possibili di inclusione sociale e rigenerazione dello spazio pubblico.  Rivolgendosi non solo agli addetti ai lavori del mondo dell’arte, il progetto vuole coinvolgere nuovi pubblici e far diventare collezionisti persone comuni. Per questo la scelta della formula della lotteria, casuale, democratica (più doni più hai possibilità di essere estratto) e accessibile a tutti.

Le nove opere saranno oggetto di una raccolta fondi, che terminerà il 17 giugno con l'estrazione dei nove vincitori.

Il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza per proseguire le attività sportive di inclusione sociale, con particolare attenzione ai minori in difficoltà e alle persone con disabilità fisica e mentale.

Ecco i due progetti che vogliamo sostenere con il vostro aiuto:

  1. Vie Alte. Progetto della Cooperativa Sociale Stella Polare Onlus, che accompagna persone con disabilità fisiche e cognitive in escursioni e arrampicate in montagna. Da sempre sognano di poter acquistare una sedia a rotelle adatta all'escursionismo. Noi speriamo di poter realizzare questo desiderio!                           
  2. Ciclofficina della Comunità Oklahoma Onlus. Che fornirà un luogo per un nuovo inizio dove imparare tecniche artigianali e praticare sport, dedicato ai minori non accompagnati ospiti della comunità. 

 

ELENCO DELLE OPERE IN ORDINE ALFABETICO CON BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

FRANCO ARIAUDO

Franco Ariaudo, Run Into Your Revolution, 2017, Risograph print, cm 34x24 (opera originale)

La corsa, movimento innato e arcaico, è atto di ribellione. Gesto per riscattare se stessi e sovvertire dinamiche e ritmi prestabiliti.


La ricerca artistica di Franco Ariaudo attinge dal mondo dell’antropologia, della sociologia, della ritualità, dello sport e del tempo libero. Indaga, e talvolta destabilizza, quei cortocircuiti antropologici e sociali che portano alla formazione di uno specifico tipo di pensiero, all'instaurarsi di una tradizione o semplicemente all'espressione di un cliché.
Dal 2015 Franco Ariaudo collabora con COLLI Independent Art Gallery di Roma. É membro del Progetto Diogene (Torino) dal 2011 e nel 2013 è stato artista residente presso Khoj, International Artist Association, Nuova Delhi, India nell’ambito della piattaforma Resò. Nel 2016 è stato invitato a Toruo, in Polonia, attraverso il progetto New Urban Archaeology di Kulturhauz per sviluppare la sua ricerca in-situ intitolata Derby, curata da Krzysztof Gutfraoski. Ad agosto 2017 ha presentato al CCA Ujazdowski Castle di Varsavia una performance partecipativa dal titolo "Cubo Race", a cura di Anna Czaban. Recentemente ha presentato la mostra/progetto "Sportification, The Big Piano Smash” alla GAM - Galleria d’Arte Moderna di Torino, a cura di Elena Volpato. Ariaudo è autore e curatore con Fabio Cafagna del libro “Del Lancio” (Viaindustriae, 2015), un’analisi sul gesto del lancio nella storia dell'arte e con Luca Pucci ed Emanuele De Donno del libro “Sportification, eurovisions, performativity and playgrounds”, una ricerca interdisciplinare focalizzata sull'analisi dei temi dello sport, della competizione e del gioco in relazione al vasto archivio dello show televisivo Giochi Senza Frontiere e la performing art dal 1965 ai giorni nostri. Uno dei suoi ultimi progetti è Il Giornale Ideale, una pubblicazione sotto forma di quotidiano in cui chiunque può pubblicare le proprie notizie ideali.

ANGELO BELLOBONO
Angelo Bellobono, Movingborders3, 2017, still from Movingborders3 Artist Book 


La pittura è racconto, tentativo di riconciliazione e dialogo con la diversità. Una riflessione sul tema del confine, fisico geografico e politico, tra noi e l’altro. Un’idea di “ricostruzione di un mondo fantastico”.


Angelo Bellobono (Nettuno 1964) Spesso usa l’arte e lo sport come strumenti per costruire consapevolezza, connettività sociale e microeconomie sostenibili, attivando progetti quali Atla(s)now cominciato nel 2011 con le comunità Amazigh dell'Alto Atlante marocchino, Before me and after my time che coinvolge i Ramapough Lenape, i Nativi americani indigeni di New York, Io sono futuro nelle aree appenniniche colpite dal sisma.
E’ interessato alle relazioni tra antropologia e geologia e al difficile rapporto tra appartenenza e identità. Con Il suo lavoro, fondendo vita e competenze professionali, cerca di relazionarsi ai luoghi e alle comunità, esperienza necessaria a leggere le sedimentazioni del paesaggio, le sue memorie, i suoi archivi e suoi incontri con l’uomo. Il ghiaccio, memoria del pianeta e le montagne, cerniere, diventano ponti per una continuità di confini attorno al Mediterraneo.
Ha partecipato alla XV Quadriennale di Roma e alla IV e V Biennale di Marrakech ed esposto in spazi pubblici e privati, come la Fondazione Volume, Il Museo di arte moderna del Cairo e di Nuova Delhi, Il Museo Macro di Roma, Il Museo Ciac di Genazzano, il Palazzo Re Enzo di Bologna, Galleria Wunderkammern di Roma, la Changing Role di Napoli e Envoy gallery di New York.

FRANCESCO BERTELÉ
Francesco Bertelé, Badarchin (the Hermit), para-performance (felt, thread, rope) 2014 ph. Jan Moszumanski Special Edition beOut


Come ambientarsi in un posto sconosciuto? Lontano dal rumore e dallo spettacolo quotidiani, sono la fatica, il rapporto difficile tra noi e l’altro e l’altrove, la rinuncia alle comodità, la disposizione all’ascolto e all’apertura a raccontare chi siamo. Il percorso che compiamo per arrivare in cima, e il modo e i mezzi con cui scegliamo di farlo, sono spesso più rilevanti dell’obiettivo finale. Citando l’artista: “viaggiare è conoscere e incontrare altrimenti è solamente spostarsi”.


Francesco Bertelé, artista e direttore artistico di a2410.it, nel suo lavoro indaga la realtà in un rapporto di tensione costante tra la dimensione intima e spirituale con l’altrove, con un’attenzione e una predisposizione all’ascolto e alla riscoperta della dimensione del quotidiano.
Selezione mostre collettive: AndarXPorte, Palazzo Archinto, a cura di ArtCityLab, Milano; A house, halfway, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo [2017]; La fine del mondo, Centro Luici Pecci per l'arte contemporanea, Prato[2016]; Making Sense, Fondazione Palazzo Pretorio, Cittadella (PD) [2015]; men & animals, 3rd Land Art Biennial LAM 360°, Mongolia [2014]; Sinopale IV (Sinop Biennale), Turchia; The Wordly House, di Tue Greenfort, dOCUMENTA (13), Kassel [2012]. Selezione mostre personali: L'amoureuse initiation, Unità d'artista, Galleria Rossana Ciocca, Milano [2017]; Seminerò perle di principessa in una caverna, a cura di Gabi Scardi, NCTM studio Legale, Milano [2016]; Guha, Center for Visual Art, East Iceland; Centocapre "looking for yule goats", Kunstnernes Hus, Oslo [2015]; Centocapre, Associazione Vincenzo de Luca, Latronico (PZ) [2015]; From my studio to my studio, a cura di Chiara Pirozzi, Dino Morra arte contemporanea, Napoli [2014]. È stato l'ideatore di Carrozzeria Margot, con cui ha diretto: CM start up, Viafarini DOCVA [2013]; Via Padova altrove, Swiss Institute, Milano [2012]; A shop is a shop..., Artissima Lido, Torino [2011]; Collecting Identities: I stay therefore we are , per Osloo progetto di FOS, Danish Pavillion, 54^ Biennale di Venezia [2011]. È stato fondatore di Mobeel - associazione Culurale [2005-2010, Venezia]. 


STEFANO BOCCALINI

Stefano Boccalini, PAROLA, Stampa inkjet su carta cotone, plexiglass 21 x 29,7 cm (opera originale)


Le parole sono forti, a volte criptiche. Le parole raccontano: ricordi, pensieri, dinamiche sociali, economiche, relazionali. Sono segni incisivi come azioni capaci di cambiare noi, gli altri, il mondo e il modo che abbiamo di guardare le cose. Parola non è mai solo una parola.


Nasce nel 1963 a Milano dove vive e lavora. Nel 1987 si diploma in scultura alla NABA di Milano dove nello stesso anno inizia ad insegnare come assistente di Gianni Colombo, da allora ha continuato ininterrottamente a lavorare nella stessa accademia dove attualmente è docente di Arte Pubblica. E’ stato tra i fondatori di Isola Art Center , è consulente scientifico dell’Archivio Gianni Colombo, vicepresidente di Art For The World Europa e fa parte del board di Careof. Lavora con istituzioni pubbliche e gallerie private in Italia e all’estero. Lo Studio Dabbeni di Lugano è la Galleria di riferimento dell’artista. Fin dalle prime installazioni il rapporto con lo spazio è l’elemento che caratterizza il suo lavoro e se all’inizio, questo rapporto era di tipo fisico – e si sviluppava nelle relazioni con l’architettura e la natura – successivamente inizia a trasformarsi attraverso un insieme più complesso di fattori, sociali e antropologici. La natura capitalistica dei processi economici attuali è al centro degli ultimi progetti: la svolta linguistica dell’economia e le sue ricadute simboliche e sociali nella pervasività finanziaria, svelano dinamiche su cui il suo lavoro riflette criticamente.
Da quando la parola è diventata protagonista del suo lavoro, l’opera si pone nei contesti di riferimento come momento di riflessione collettiva su temi che riguardano tutti, e in particolare su quelli che consideriamo i beni del “comune”. 


HANNES EGGER
Hannes Egger, Sculpture Training (Crouching Venus, from Chalandry), 2017 ph. Denis Laner courtesy l'artista


L’arte è uscire fuori dagli schemi. Lo spettatore diventa attore, l’atleta diventa scultura, opera stessa. Il corpo è motore di cambiamento di sé e dello spazio all’interno del quale agisce.


La pratica artistica di Hannes Egger è legata a un approccio essenzialmente concettuale, volto al coinvolgimento e all'interazione con il pubblico. Le performance, le installazioni e i progetti partecipativi dell'artista, invitano le persone ad assumere un atteggiamento o un punto di vista inconsueto, a riflettere sulla realtà e sul modo in cui condividiamo lo spazio in cui viviamo. L’opera esposta è parte di un progetto realizzato con un gruppo di atleti di Berlino, VFL Marzahn con i quali ha messo in scena sul loro campo da sport alcune statue della storia dell’arte.
Hannes Egger (1981, vive e lavora a Bolzano) ha all’attivo diverse mostre e progetti, tra cui: Hämatli & Patriae, Museion, Bolzano, (2017-2018); Skulpturenpark M, Galerie M, Berlin (2017); Pomme de Guerre, CACCA, Bologna, (2017); Mirror Project #8, Fondazione Barriera, Torino, (2017); Public Performance, Empthy Cube, Lisbon (2016); La Muga Caula, Museo D’Emporda, Figueres (2015); Nach Picasso, Kunsthalle Krems, Krems (2015); Modes of Democracy, Dox, Praga (2014); Project Terra, Forte di Fortezza, Fortezza (2014- 2018); The waving look around a monument, Art Center, Krasnojarsk (2014); Hotel Cubo, Cubo Garutti – Museion, Bolzano (2014); Art Exchange, Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, Innsbruck (2013); SEE , 54. Biennale di Venezia, Austrian Pavillion K rsinger H tte (2011). 

 

PIETRO FACHINI

Pietro Fachini, Insistenza, 2018, atto performativo, vernice e penna bic su carta, 35x50 cm 

Insistenza unisce ragione e istinto. È atto estetico, sociale e politico di resistenza: a un fallimento, personale o storico, a una difficoltà o a una impossibilità fisica e mentale. Insistere significa piegarsi, ferirsi, cambiare e in qualche modo perseverare e andare avanti.

Pietro Fachini (Milano, 1994) si è laureato allo IED di Milano in Illustrazione. Nel 2016 è tra i soci fondatori della Love Foundation Milano. Tra il 2016 e il 2017 cura e partecipa come artista alla mostra Cornici Culturali. Negli stessi anni, insieme a Riccardo Scrocco, inizia il progetto HABITAT ideato per la LILT, un operazione artistica site specific rivolta alla realizzazione di pitture murali all'interno degli appartamenti messi in concessione dalla LILT per ospitare le famiglie in terapia. Da due anni segue la bottega del pittore Maurizio Bottoni, per avvicinarsi all'arte secondo un percorso che unisce la tradizione e la cura del dettaglio con la volontà di reinterpretare quello stesso percorso, mettendo al centro il processo con uno sguardo attento alle dinamiche sociali. 

 

EMILIO FANTIN
Emilio Fantin, L'invisibile consistenza della documentazione, 2017, stampa fotografica beOut edition


Documentare, dunque insegnare, significa trasmettere e generare pensiero critico. L’arte ha il potere di porsi a metà strada tra reale e ideale, tra gesto estetico e atto politico. Un fare che genera una visione diversa dello spazio che inizia con la riscoperta di una dimensione intima dell’uomo con la natura.

Emilio Fantin pone le condizioni per un confronto dialettico tra saperi diversi. Crea spazi e situazioni in cui invita a condividere l’area non geografica del sonno e del sogno, un’area in cui si generano intense dinamiche di scambio, intendendo mostrare ciò che chiama “l’aspetto sociale dei sogni”, alla ricerca di quei legami speciali e nascosti che animano la vita di una comunità. Indaga le relazioni tra piante, animali e terra, partendo da una visione biodinamica e mette in atto processi artistici che ne manifestino il carattere estetico. Delle sue ricerche artistiche, Emilio Fantin cura in particolare l’aspetto pedagogico; pone grande attenzione al dialogo che si esprime come Arte della Conversazione e al concetto di Comunità Invisibile, dove gli aspetti poetici e evocativi del vivere sociale diventano pratica quotidiana. Dal 2005 al 2015 è stato docente di arte contemporanea alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. È stato uno dei coordinatori del progetto Oreste e ora è promotore del progetto “Dynamica”, gruppo di studio nomade, per una ricerca sul rapporto tra i diversi saperi. Ha dato vita, assieme agli altri artisti del progetto Lu Cafausu, alla Fondazione Lac o le Mon, (San Cesario di Lecce, Puglia) per la ricerca artistica.

PIERFABRIZIO PARADISO


Pierfabrizio Paradiso, And suddenly something will happen, from the series "The Everydays", 2012, special edition for beOut


In che modo possiamo cambiare la nostra abitudine, la nostra idea di normalità? In un luogo “comune" come un parco o un campo da basket una singola azione o un gruppo di persone diversi dal solito, possono generare un cambiamento. L’arte può offrire una visione laterale, far emergere dettagli e prospettive nuove. E ridefinire, così, noi e lo spazio.


Artista e performer, vive e lavora a tra Milano e Berlino. E’ stato performer per artisti come Lothar Hempel (Giò Marconi, Milano), Ei Arakawa (Artissima 17, Sez. “The Dancers”) e per la compagnia Signa (Copenhagen/Volksbühne, Berlin). Si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Brera e ha ottenuto un MA in Visual Arts and Curatorial Studies presso la Naba di Milano, dove è stato anche Tutor per i progetti del Dipartimento di Arti Visive. Ha partecipato ad attività e lezioni come co-docente per il corso di Fenomenologia Comparata delle Arti all'interno del master di Light and Landscape Design e Tutor per il corso di Ultime Tendenze nelle Arti Visive presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Ha partecipato alla 12° Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia con il progetto “awaytogrow” con Maria Papadimitriou all’interno del Padiglione Nazionale della Grecia.
Centrale nel suo lavoro è l’aspetto performativo del rapporto tra l’opera d’arte e l’uomo qualunque (nell’accezione data da Giorgio Agamben) nel suo quotidiano, la performatività del dispositivo corpo come nuovo possibile spazio di discorso e di confronto.

SERGIO RACANATI

Sergio Racanati, venticinquedicembreduemilasedici, 2016, still da video

L’arte è strumento d’indagine sui comportamenti della comunità: sui rapporti tra memoria individuale e collettiva, sul contesto (fisico o immaginario). Un impegno di progettualità di design sociale e pratiche relazionali con dimensione antropica, sociale e storica. L’esperienza è protagonista, attraverso la narrazione e l’attuazione di micro-eventi, micro-comunità e micro-storie.

Sergio Racanati, nasce il 23 Settembre 1982 a Bisceglie (BAT) e vive e lavora tra Milano e Miami (IT, F). Fin da subito, la cifra predominante del suo percorso artistico ha seguito l’approfondimento e l’analisi delle pratiche creative afferenti il contesto urbano, sociale, politico ed architettonico. I suoi progetti coinvolgono i temi della sfera pubblica, i comportamenti politici delle comunità, i rapporti tra memoria individuale e memoria collettiva, affrontati con gli strumenti di alcuni linguaggi artistici (performance, situazioni, installazioni, video, film).

 

More info http://www.beout.it/arte-sport-inclusione/ 

 

 

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