Sunny days

#Mostra Milano - by Stefano Ciannella

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Per raccontare la prepotente bellezza e fascinazione della follia

Stefano Ciannella
Napoli

Sunny Days è il titolo di una proposta di mostra ideata da Stefano Ciannella e curata da Pia Lauro. Il fulcro dell'intero progetto è costituito dal lavoro intitolato OPG, una serie fotografica, realizzata nei reparti dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa.

Per completare il tema affrontato e creare ulteriori piani di interpretazione, Ciannella ha attinto dal proprio archivio di produzione scegliendo di porre in dialogo OPG con il progetto Subsidences /Somewhere decadences: gray wounds or full and empty e la serie pittorica Cells.

Per OPG Stefano Ciannella ha scelto di fotografare le mani dei pazienti, gli psichiatri, gli psicologi, gli infermieri, gli ufficiali della Polizia Penitenziaria, gli assistenti sociali, i familiari in visita, che ha incontrato nelle sale dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa (Napoli). Tutti questi soggetti insieme costituiscono la scacchiera anatomica dell’indagine condotta dall’artista, che si concentra su attimi sospesi, luoghi e persone privati di spazio e tempo.

Chi per ragioni drammatiche e orrende si trova in un ospedale psichiatrico giudiziario viene deresponsabilizzato, quasi dispensato, dalla propria vita a causa del farmaco, dell’azione giudiziaria e della cura che altri forzatamente esercitano su di lui contro ogni sua volontà. I pazienti vivono così in uno stato perenne di sospensione dalle proprie vite, in cui viene imposto loro di non agire: è un momento di possibilità/impossibilità in cui ogni azione ha uno spettro di effetti solo nel breve periodo (mangiare, dormire, passeggiare, urlare, masturbarsi, odiare, azionare violenza), mentre è negata in modo assoluto la progettualità a lungo termine. Ciannella paragona la dimensione temporale del malato a quella della vacanza di un comune individuo, domandandosi in entrambi i casi che valore possa avere un tempo nel quale, purtroppo o per fortuna, non si deve agire nella propria vita. Da qui nasce il titolo dell’intero progetto, Sunny Days, come se la quotidianità dei pazienti fosse una ciclica ripetizione di giorni di riposo tutti uguali l’uno all’altro.

Per raccontare la prepotente bellezza e fascinazione della follia, l’artista sceglie una forma di investigazione ‘pura’ ritraendo porzioni ben bilanciate di mani / corpo / spazio (le stanze dell’OPG) per raccontare con discrezione e rispetto queste storie di orrore e tragedia, escludendo volontariamente dal proprio orizzonte visivo la messa in scena dell’identità dei protagonisti. L’obiettivo è dunque quello di spingere lo spettatore ad immedesimarsi, credere e immaginare che quelle mani, quei corpi, possano essere le proprie, ed invitando ad una ridefinizione della soglia che separa normalità e follia, in quanto mai chiara o fissa.

Il lavoro proposto da Ciannella, che vuole essere la rappresentazione di una metarealtà, un luogo di sperimentazione e analisi per affrontare il tema della follia, è composto da una serie fotografica in bianco e nero, realizzate in analogico, negativi medio formato e stampate su carta baritata.

Per completare il tema affrontato e creare ulteriori piani di interpretazione, Ciannella ha attinto dal proprio archivio di produzione scegliendo di porre in dialogo OPG con il progetto Subsidences /Somewhere decadences: gray wounds or full and empty e la serie pittorica Cells.

Il primo lavoro è stato realizzato fotografando un tratto di ponte esposto al mare, una porzione di cemento armato in procinto di crollare per effetto delle onde, documentando, nell’arco di diversi giorni, l’aumentare delle lesioni procurate dalla violenza dell’acqua, in un punto preciso dello spazio. Successivamente Ciannella ha rimesso insieme attraverso un’elaborazione digitale le immagini di quei pezzi di materia frantumata cercando di disegnare una traccia immaginaria che rappresentasse una ferita virtuale. In questo modo l'artista da' forma alle ferite che, per diverse ragioni ciascuno porta dentro; diverse sono le cause, forme, ampiezze e tempi del dolore, ma il vuoto è sempre lo stesso: sordo, freddo, secco, profondo. Il rimando alla rottura con la normalità e alle ferite che ogni internato dell'OPG porta dentro di se è stato inevitabile e naturale.

In CELLS Ciannella affronta il tema delle relazioni tra individui che occupano gli stessi spazi fisici ed emotivi. La consapevole o non consapevole relazione con l’Altro definisce il limite della distanza che intercorre tra equilibri, assetti e dissesti della quotidianità di ogni individuo. Le Cells si configurano in cerchi di ugual dimensione, delimatati da linee che ne impediscono il contatto. Si tratta dunque vere e proprie ‘celle’, spazi di protezione e vincolo, nelle quali ad esempio la società sceglie di isolare il malato, per risolvere o negare l'esistenza dell'individuo che non si riesce a categorizzare. Ciannella, al tempo stesso, gioca sul doppio significato di ‘cella’ e ‘cellula’ rivelando il potenziale che risiede in ogni singola unità: lo spazio delimitato può diventare spazio creativo, generativo, embrionale. Quindi, allo spazio delimitato che protegge e trattiene si contrappone l’inarrestabile potenzialità della vita.

Qualora non si riuscisse a raggiungere il goal stabilito e dunque non si riuscirà a dar vita alla mostra, si è scelto di fissare una cifra base con la quale verrà realizzata una pubblicazione che racconterà l'intero progetto. 

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