BEART MAG

19/04/2017

Claudia Contu

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Giulia Restifo racconta That's Contemporary

Ciao Giulia, grazie per questa chiacchierata. Iniziamo parlando di come sei entrata in contatto con BeArt.

Ho conosciuto Jessica Tanghetti al miart 2016 tramite un amico in comune, eravamo entrambe nella sezione editoria. Da lì ci siamo incuriosite dei rispettivi progetti e ci siamo mantenute in contatto. Poi a settembre, quando stavamo pensando di rifare il sito, le abbiamo proposto di sostenerlo con una campagna di crowdfunding, perché stavamo pensando al concetto delle Experience e abbiamo pensato che avrebbe potuto essere un'alternativa interessante al classico sistema dei rewards.

 

That's Contemporary è una piattaforma attiva a Milano da cinque anni. Ma cosa fa That's Contemporary?

That's Contemporary è nato da un'idea mia e di Francesca Baglietto. Abbiamo pensato ad un modo per mappare tutti gli eventi di arte contemporanea a Milano, per avere giorno dopo giorno uno strumento efficace e veloce da consultare. That’s contemporary permette di andare oltre al museo, alla realtà istituzionale, per scoprire le piccole realtà, luoghi vivi, dove si fa arte contemporanea. 

 

La campagna riguarda la realizzazione del nuovo sito quindi:  come funziona per un potenziale donatore? Ci sono delle ricompense connesse?

Le ricompense non riguardano il sito in senso stretto, a parte i primi due premi fra cui l'iscrizione alla newsletter settimanale che informa su una selezione ponderata di inaugurazioni, mostre in corso e in chiusura a Milano. Poi a privati, professionisti o curiosi sono dedicate le experience che ho citato prima, che possono essere visite guidate nel mondo dell'arte, quali ad esempio una cena o un tour di alcune gallerie. Ci sono inoltre premi per gli spazi dell'arte, quali banner o newsletter dedicate, che possano incrementarne la visibilità. Abbiamo pensato anche a ricompense più “corporate”, dedicate ad aziende interessate a investire in arte, e alla creazione di sezioni “around”, fuori Milano, dato che uno dei nostri obiettivi è quello di incrementare l'attività di that's contemporary andando fuori dalla città, mappando anche altri luoghi dell'arte contemporanea. Un distretto culturale, infatti, può contribuire alla campagna di crowdfunding e ricevere in cambio questa mappatura dedicata.

 

Come vi rapportate con i social network, che sono un canale sempre più sfruttato per la comunicazione di eventi e la raccolta di pubblico?

Di solito l'utilizzo del nostro canale non esclude quello dei social network, e viceversa. È come una doppia comunicazione, interna ed esterna, dove da una parte -  soprattutto quando si parla degli spazi indipendenti, anche se sempre più spesso anche le istituzioni si muovono in questa direzione - c'è la volontà di incrementare i followers ed essere maggiormente seguiti, attività che può essere svolta indipendentemente, dallo spazio stesso, sui social. Poi, parallelamente, c'è il servizio di comunicazione che facciamo noi che permette sicuramente di attingere ad un raggio di contatti più vasto.

 

Avete mai pensato di diventare un cartaceo?

Per il momento abbiamo fatto una prima prova quest'anno a Miart, con Rabbit#4, la fanzine che abbiamo realizzato appositamente in occasione della fiera. Questo tentativo è stato di successo, tanto che siamo stati invitati a proporne una edizione anche nel contesto di artmonte-carlo (28-30 aprile 2017).

Inoltre, sto lavorando ad un libro con Valentina Briguglio, che si chiamerà That’s Milano, e che vuole rappresentare una guida sull'arte contemporanea a Milano, vista da noi, in cui si fa il punto sugli spazi e se ne racconta l'anima. Il libro rappresenta uno dei rewards che si può ottenere sostenendo la campagna di crowdfunding.

 

Immagino che non sia facile, in una città così grande come Milano, conciliare la moltitudine degli spazi e la qualità delle offerte proposte. Come avete selezionato le gallerie e gli spazi che sono poi stati inseriti nella guida cartacea?

Un parametro che teniamo sempre in considerazione è l'offerta proposta dallo spazio, che abbia una sua qualità e coerenza. Per quanto riguarda le gallerie, poi, se sono presenti da anni sul territorio quali fiere fanno, con che curatori hanno collaborato, con quali artisti lavorano e così via. Per quanto riguardo l'emergente è più difficile avere questo tipo di informazioni, perciò si deve andare a scoprire, a capire quelle che sono la vision, la mission dei galleristi, qual è il loro contributo. D'altronde è proprio questo sottobosco di spazi giovani che rende Milano particolarmente attiva.

 

Quali possono essere i rewards che, più di tutti, possono avere una valenza speciale per un potenziale donatore?

 Sicuramente il libro, perché è un oggetto che resta. E poi le experiences: abbiamo organizzato una performing dinner presso la galleria Bianconi insieme con tre artisti della mostra, Andrea Bianconi, David Reimondo e Aldo Spinelli, mentre la prossima sarà una studio gallery visit da Federica Schiavo con l’artista della Biennale Salvatore Arancio, che si terrà il 17 maggio. Sono tutte esperienze particolari, che non si fanno normalmente, ma che allo stesso tempo danno l'opportunità di condividere un'esperienza che unisce persone che prima magari non si conoscevano. Ad esempio, la cena che abbiamo realizzato nella casa-studio di Thomas Berra e Rossella Farinotti è stata un'occasione particolarmente apprezzata, perché ha dato modo di creare un clima accogliente, famigliare, dando modo anche a chi non è del settore ma è curioso a riguardo, di avvicinarsi guardando il mondo dell'arte contemporanea da un punto di vista diverso e meno istituzionale.


Come si evolverà That’s Contemporary?

Il nostro obiettivo è lavorare sul rendere le experience una parte ordinaria della nostra attività, ovvero integrarle al servizio offerto da that's come piattaforma. Ci piacerebbe applicarle anche ad interlocutori corporate, ovvero proporle alle aziende come strumenti di lavoro, vuoi per comunicazione interna, vuoi per rappresentanza, Csr, team building e così via. Poi vorremmo puntare ai contenuti più che alla vendita di visibilità agli spazi. Ad esempio, sul nuovo sito non ci saranno più i banner, è un passo rischioso, ma nel quale crediamo molto.

 

Questa è una bella scommessa, dato che i siti dedicati all'arte, in special modo quelli di riviste o blog, fanno molto affidamento sulle entrate relative i banner pubblicitari. Beh, in bocca al lupo allora! Grazie Giulia.

 

Grazie a te.

Fausto Melotti e Piero Manzoni si saranno mai parlati? Non lo sappiamo, ma nella "scultura teatrale" intitolata "i7savi", di Dario Bellini, lo fanno. Si vedranno scintille durante la prima rappresentazione dell'opera, a gennaio 2018, presso la galleria "Milano". Abbiamo intervistato Bellini per saperne di più sul suo nuovo progetto, che è aperto alle donazioni sulla piattaforma di crowdfunding BeART.

Maria Martinelli è la regista de "L'artista è innocente / Save the artist", una web serie ideata insiee a Luca Donelli e Gianfranco Tondini. La serie vuole dipingere il mondo dell'arte nel suo insieme attraverso il punto di vista di un gallerista e di un artista. I due (Luca e Gianfranco), che sono un gallerista e un artista anche nella realtà, dovranno fronteggiare i diversi problemi che fiere dell'arte, mostre, collezionisti e così via porteranno con sé di volta in volta. Nel seguire i diversi episodi, il pubblico potrà così avere un panorama completo di questo affascinante e ambiguo mondo.

THERE IS NO PLACE LIKE HOME è un progetto d'arte contemporanea itinerante, nato a Roma nel 2014 dall'iniziativa degli artisti: Alessandro Cicoria, Stanislao Di Giugno, Giuseppe Pietroniro, Daniele Puppi, Marco Raparelli e due storiche dell'arte Giulia Lopalco e Giuliana Benassi la quale , nell'intervista che segue, ci spiegherà come possa nascere un progetto espositivo nomade che trasforma spazi urbani inconsueti e zone periferiche in musei a cielo aperto dove il rapporto con l’arte è spontaneo e immediato.

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