BEART MAG

12/07/2017

Claudia Contu

5MIN LETTURA

Tra fiction e realtà: un'intervista con Maria Martinelli

Ciao Maria, tu sei la regista della serie “L'artista è Innocente / Save the Artist”, una web serie in preparazione che vuole dare uno spaccato del mondo dell'arte tramite le vicende dei due protagonisti, un artista e un avvocato. Mi racconti qualcosa di più?

Ciao Claudia, il progetto de “L'artista è Innocente / Save the Artist” nasce effettivamente dalla realtà. Per questo motivo, il format che Luca Donelli, Gianfranco Todini e io abbiamo deciso di adottare è quello del documentario. E’ un genere misto, si può definire anche "docufiction", perché propone la realtà con una drammaturgia tipica della fiction, ma quello che viene raccontato è tutto vero. Luca, avvocato penalista, e Gianfranco, artista e scrittore, stanno cercando di intraprendere la carriera di galleristi ed entrare nel mondo dell'arte contemporanea. Per davvero, intendo. Poi si lavora comunque sulla forma del racconto per dare alla narrazione una struttura filmica.


Quando è nato questo progetto e che ruolo ha nella relazione fra voi tre?

Io sono arrivata per ultima, mentre i due protagonisti si conoscono ormai da anni. È stato Luca, l'avvocato, ad avere l'idea, nata dalla sua passione per l'arte. Gianfranco l'ha subito seguito. Inoltre, siamo tutti e tre di Ravenna, per cui abbiamo avuto modo di frequentarci e scambiarci molte idee prima di lavorare effettivamente a “L’Artista è Innocente”, che ha intensificato il nostro rapporto.


La serie investirà ogni aspetto della vita della galleria, coi relativi retroscena che spesso danno vita ad episodi inattesi...

Esatto, gli episodi seguono una schema, il rito iniziale della scelta degli artisti, la ricerca del luogo, la realizzazione della mostra, le diverse collaborazioni con gli artisti e poi tutta una serie di variabili che sono la novità di ogni puntata. Nella prima puntata si comincia da questo, poi naturalmente ci saranno sviluppi narrativi, camei e così via. Quello che ci tengo a sottolineare è che non lavoriamo in ricostruzione, ma siamo presenti quando avvengono i nodi principali delle decisioni di Luca e Gianfranco. Proprio come in un documentario. E questo è anche il grande valore del progetto, a mio avviso. Credo molto in questo tipo di prodotto, richiede grande fatica, ma porta con sé il valore della realtà.


Vorrei entrare un po' più nei dettagli: quante puntate verranno realizzate in tutto?

Abbiamo potuto realizzare il progetto pilota grazie al contributo della Film Commission Regione Emilia-Romagna. Il progetto pilota racchiude la prima e la seconda puntata di 25’ l’una. In più, siamo riusciti a trovare dei finanziamenti privati e di altri enti pubblici e, in attesa di una svolta a livello di acquisto da parte di un broadcaster televisivo, stiamo lottando per realizzare anche la terza e quarta puntata e chiudere la prima stagione. In testa abbiamo già anche la seconda serie, ma non vogliamo svelare nulla, intanto chiudiamo la prima e portiamola al pubblico.


Il metodo del crowdfunding, che state portando avanti su BeART, che ruolo ha in questo piano di produzione?

È un'ulteriore mezzo di finanziamento, naturalmente. Le prime due puntate speriamo di poterle vendere, in realtà, ed effettivamente abbiamo avuto riscontri positivi. Per allargare le potenzialità del progetto e realizzare nuove puntate è utile, per noi, differenziare la provenienza dei finanziamenti, dalla regione ai privati, agli sponsor. Inoltre il crowdfunding ci piace come mezzo perché permette di creare un'attesa in chi sostiene il progetto e potrà poi vedere le puntate: a livello generale, credo che veder crescere un prodotto o un evento sia molto bello. Per questo tra i rewards ci sono anche le opere degli artisti che hanno partecipato alla serie, Stefano Ricci, Giorgio Celiberti e i prossimi protagonisti che sono i mosaicisti CaCO3.


Seguendo da vicino i protagonisti verranno fuori tante curiosità e contraddizioni del mondo dell'arte. Questo vuole coinvolgere ancora di più il mondo agli addetti ai lavori o è stato pensato per avvicinare un target di appassionati che vedono il sistema dell'arte da fuori?

In realtà direi entrambe le cose. Le varie vicende affrontate dai due protagonisti sono pensate per portare lo spettatore nella loro scena personale e al contempo mostrare i capolavori che si possono trovare lavorando nel settore dell'arte contemporanea. Ciò che affascinerà di più, secondo me, sarà proprio questo mix di sguardi, incrociando la lettura più popolare con quella degli addetti ai lavori del mondo dell’arte contemporanea. Non volevamo che fosse un racconto autoreferenziale, vogliamo davvero coinvolgere chi guarderà la serie, qualunque sia il suo livello di partecipazione al mondo dell'arte: addetti ai lavori, professionisti e semplici fruitori.



L'artista è innocente” si 'scontrerà' anche con un player importante del mondo dell'arte, ovvero la fiera. È lì che finirà (si fa per dire) l'avventura?

Sì, so che Luca e Gianfranco stanno lavorando al bando per partecipare ad Artissima. Sarà il punto d'arrivo della terza puntata e in quell’occasione vorremmo presentare il teaser della serie e il punto di partenza per la quarta puntata. La prima serie finirà in maggio 2018, sperando che tutto vada per il meglio.


Incrociamo le dita per voi allora, in bocca al lupo!



Fausto Melotti e Piero Manzoni si saranno mai parlati? Non lo sappiamo, ma nella "scultura teatrale" intitolata "i7savi", di Dario Bellini, lo fanno. Si vedranno scintille durante la prima rappresentazione dell'opera, a gennaio 2018, presso la galleria "Milano". Abbiamo intervistato Bellini per saperne di più sul suo nuovo progetto, che è aperto alle donazioni sulla piattaforma di crowdfunding BeART.

THERE IS NO PLACE LIKE HOME è un progetto d'arte contemporanea itinerante, nato a Roma nel 2014 dall'iniziativa degli artisti: Alessandro Cicoria, Stanislao Di Giugno, Giuseppe Pietroniro, Daniele Puppi, Marco Raparelli e due storiche dell'arte Giulia Lopalco e Giuliana Benassi la quale , nell'intervista che segue, ci spiegherà come possa nascere un progetto espositivo nomade che trasforma spazi urbani inconsueti e zone periferiche in musei a cielo aperto dove il rapporto con l’arte è spontaneo e immediato.

Paolo Bufalini è un giovane artista che lavora principalmente a Bologna. Con i compagni dell'Accademia, Luca Bernardello e Filippo Cecconi, ha dato vita a TRIPLA, uno spazio espositivo indipendente che si propone di portare avanti la loro linea di ricerca e di promuovere giovani artisti. Il tutto proponendo una modalità espositiva alternativa e cercando di creare una rete con altri spazi epositivi indipendenti.

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