BEART MAG

05/07/2017

Claudia Contu

5MIN LETTURA

THERE IS NO PLACE LIKE HOME: l'arte dove meno te l'aspetti

Ciao Giuliana, grazie per questa intervista. Vogliamo cominciare introducendo il progetto “There is no place like home”, che ha una campagna di crowdfunding dedicata sul sito di BeART?

Ciao Claudia. “There is no place like home” è un progetto itinerante che si svolge in luoghi sempre diversi e lontani dagli spazi espositivi tradizionali. E' nato sul territorio romano, ma nel 2015 abbiamo portato “There is no place like home” a Venezia. L'idea è nata in seguito all'ascolto delle urgenze degli artisti. È un progetto che si guarda innanzitutto attorno e vuole mettere al centro gli artisti e le opere, con un occhio di riguardo verso la relazione che quest’ultime possono istituire con lo spazio in cui vengono esposte. Volevamo instaurare un luogo dove poter lavorare in maniera libera in modo da dare uno spazio agli artisti. “There is no place like home” è anche in qualche modo un'indagine sui luoghi, anche in città, che diventano interessanti perché hanno un valore metaforico, che si collegano alla città in maniera significativa. Non esiste in realtà una tematica per la mostra, le opere vengono pensate a partire dal luogo, dal cantiere di una casa in costruzione, ad una barca ormeggiata nel Tevere.

 

Mi parli di questo “noi”, chi sono i tuoi collaboratori? Chi si occupa di coordinare il progetto?

L'idea originaria è nata insieme ad altre persone: gli artisti Alessandro Cicoria, Stanislao Di Giugno, Giuseppe Pietroniro, Daniele Puppi, Marco Rapaelli e la storica dell'arte Giulia Lopalco.

Nel tempo ci siamo dati spontaneamente dei ruoli per rendere operativo il progetto nelle varie fasi. Il mio coordinamento è condotto a stretto contatto con gli artisti.

 

Vi conoscevate, prima di creare questo progetto?

Sì, ci conoscevamo prima. Sai, quando frequenti un certo gruppo di persone, poi le necessità e le idee sono sempre nell'aria, si pensa e si ripensa a fare qualcosa e piano piano questa si concretizza. Nel nostro caso, c'è stato un periodo di progettazione di quasi due anni, prima di realizzare effettivamente la prima mostra.

 

Quante edizioni avete realizzato finora?

Abbiamo organizzato quattro edizioni. La prima risale al 2014 ed era ambientata in un cantiere abbandonato sulla Via Aurelia Antica. Abbiamo ambientato la prima mostra in questa casa di cui erano state realizzate solo le fondamenta e i muri portanti, nient'altro. Questo ha anche comportato che la mostra è rimasta aperta per 3 giorni consecutivi, ventiquattr'ore su ventiquattro. L'edizione del 2016, invece, era ambientata su un approdo del Lungotevere e hanno esposto trenta artisti fra cui Liliana Moro, Masbedo, Matteo Nasini, Luigi Ontani e Jorge Peris.

 

Questo aspetto di convivenza e scambio di idee, ma soprattutto il fatto che si parli degli artisti in tutto e per tutto, si avvicina al concept della Biennale di quest'anno, non credi? Ci sei già stata?

Ci sono stata durante l'opening, ma non ho avvertito una corrispondenza tra il concept e la costruzione dell'esposizione.

 

Su BeART avete avviato una campagna per finanziare il catalogo di quest'ultima esperienza, giusto?

Sì, mi interessa comunicare che stiamo supportando la documentazione della mostra sulla barca. Tutte le mostre si costruiscono e quindi è importante lavorare sia sul work in progress che sul lavoro finale. Gli artisti vengono da fuori, si integrano ai nostri sei del team e a chi magari ha già esposto in passato, quindi ci interessa raccontare anche questi aspetti. Riteniamo questo approccio documentativo una parte essenziale di “There is no place like home”, non tanto perché si vuole trasmettere un manifesto, ma perché è interessante raccontare attraverso un libro fatto soprattutto di immagini e testi capaci di restituire la storia di un'esperienza. Per questo motivo abbiamo aperto un'associazione culturale ad hoc (Vitoria Gasteiz), per muoverci e sviluppare questi progetti come un'entità fisica, dove comunque resta una forte componente di autoproduzione, che comunica il progetto soprattutto attraverso il sito. Questo aspetto è ovviamente il più faticoso da sostenere, per questo abbiamo pensato di affidarci alla piattaforma per coprire i costi del catalogo.

 

Capisco benissimo, il problema delle mostre è che sono temporanee e scompaiono. È anche il motivo per cui c'è stato un vero e proprio revival della storia delle esposizioni. Ciò che è interessante non sono tanto le foto dell'installazione, quanto sbirciare il dietro le quinte, le foto del makin' of, è un aspetto che personalmente adoro. Quali pensi che siano i rewards più interessanti per un possibile sostenitore della campagna?

Secondo me sicuramente uno dei rewards più interessanti da scegliere è il libro della prima edizione, per le ragioni che anche tu hai citato: è sempre interessante vedere come un progetto si trasformi in realtà. Poi ci sono le stampe d'artista dei sei artisti fondatori, con una tiratura limitata che in qualche modo fa del sostenitore una specie di collezionista, no? Sono opere in tutto e per tutto, d'altronde.

 

Ultima domanda: avete già delle idee per il 2018?

Siamo in piena fase progettuale. Ovviamente anche la prossima edizione continuerà sulla scia delle altre, cercando di creare un ambiente ibrido, cooperativo, dove si possa favorire la crescita individuale a partire dal lavoro insieme. Tutto questo in una cornice da affidare agli artisti, come quelle delle precedenti edizioni. È questo uno degli aspetti centrali di “There is no place like home”!

Fausto Melotti e Piero Manzoni si saranno mai parlati? Non lo sappiamo, ma nella "scultura teatrale" intitolata "i7savi", di Dario Bellini, lo fanno. Si vedranno scintille durante la prima rappresentazione dell'opera, a gennaio 2018, presso la galleria "Milano". Abbiamo intervistato Bellini per saperne di più sul suo nuovo progetto, che è aperto alle donazioni sulla piattaforma di crowdfunding BeART.

Maria Martinelli è la regista de "L'artista è innocente / Save the artist", una web serie ideata insiee a Luca Donelli e Gianfranco Tondini. La serie vuole dipingere il mondo dell'arte nel suo insieme attraverso il punto di vista di un gallerista e di un artista. I due (Luca e Gianfranco), che sono un gallerista e un artista anche nella realtà, dovranno fronteggiare i diversi problemi che fiere dell'arte, mostre, collezionisti e così via porteranno con sé di volta in volta. Nel seguire i diversi episodi, il pubblico potrà così avere un panorama completo di questo affascinante e ambiguo mondo.

Paolo Bufalini è un giovane artista che lavora principalmente a Bologna. Con i compagni dell'Accademia, Luca Bernardello e Filippo Cecconi, ha dato vita a TRIPLA, uno spazio espositivo indipendente che si propone di portare avanti la loro linea di ricerca e di promuovere giovani artisti. Il tutto proponendo una modalità espositiva alternativa e cercando di creare una rete con altri spazi epositivi indipendenti.

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