BEART MAG

28/06/2017

Claudia Contu

5MIN LETTURA

TRIPLA, tra i più giovani spazi d'arte contemporanea nel cuore di Bologna

Ciao Paolo, grazie per il tuo tempo. Ti va di raccontarmi com'è nata l'idea di TRIPLA?

Noi tre [Luca Bernardello, Paolo Bufalini e Filippo Cecconi n.d.a.] abbiamo studiato insieme. Ci siamo appena laureati e siccome c'era un'affinità dal punto di vista della ricerca c'era l'idea di fare qualcosa insieme, ma non sapevamo bene cosa. Poi abbiamo scoperto questo spazio dismesso di proprietà del Comune e, dopo qualche mese di trattative, ce l'hanno concesso gratuitamente in cambio della gestione e della manutenzione, dal momento che all'inizio era in condizioni non proprio ottime. Il progetto è legato molto alla nostra ricerca individuale, e la programmazione si sviluppa parallelamente ad essa. Necessariamente, non abbiamo un programma a lungo termine. TRIPLA è e deve rimanere un'esperienza circoscritta ad una determinata necessità. L'obiettivo non era quello di creare un nuovo spazio che andasse avanti per anni e si istituzionalizzasse, lo vediamo piuttosto come un progetto artistico che per una serie di ragioni si è costituito in uno spazio fisico, le cui particolarità ci hanno stimolato – TRIPLA è infatti costituita da tre vetrine, ampie ma poco profonde, il cui contenuto è visibile generalmente solo dall'esterno. Questo spazio ha poi influito sulla nostra ricerca in generale, permettendoci di sviluppare delle modalità di lavoro più collaborative.

 

Siete partiti poi col crowdfunding, perché vi siete rivolti a BeART?

Io avevo letto un articolo su Beart e ho pensato di proporre la nostra idea a loro. Avevo già avviato una campagna anni prima ma con un sito generico, ho pensato che questa piattaforma potesse fare più al caso nostro. Quando abbiamo fatto la campagna il progetto era appena iniziato da un paio di mesi e non c'era molta carne al fuoco. Piano piano, invece, le cose si sono sviluppate, e questo ci ha permesso di andare avanti col programma: quest'anno abbiamo ospitato varie personali, come quelle di Daniele Pulze, Luca Vanello e Marco Casella e, in occasione di Art City, abbiamo collaborato con Academy Now alla realizzazione di "Microburst", mostra con lavori di Nicolas Feldmayer e Mattia Pajè.

 

Quando ho visitato Tripla per la prima volta, stavate ospitando una mostra in collaborazione con SPAZIENNE. Com'era nata quella collaborazione?

SPAZIENNE ci ha chiesto una collaborazione l'anno scorso. La mostra che poi abbiamo realizzato in collaborazione con loro si chiamava “N7. Contenuto: contenitore” e presentava tre opere, fra cui ad esempio quella di Giulia Fumagalli, che ha utilizzato un codice morse per regolare l'intermittenza della luce di alcuni led, che così 'riempivano' lo spazio. L'idea era appunto quella di utilizzare le vetrine non come contenitori, ma come parti strutturali del lavoro. Ogni vetrina era autonoma, a far da collante era appunto questo approccio.

 

Di solito affidate progetto per progetto ad altri curatori o vi occupate per intero della programmazione?

Finora abbiamo gestito tutto noi, ma non è detto che debba essere sempre così in futuro. Noi abbiamo cominciato con una mostra di sei mesi che poi abbiamo nominato “Blog analogico”, un progetto durante il quale i nostri lavori cambiavano ogni sette-otto giorni. I lavori non dovevano essere necessariamente delle opere fatte e finite, magari anche semplicemente appunti visivi, spunti su cui stavamo lavorando. L'alternanza continua di contenuti lo rendeva una specie di blog per il lato di archiviazione, ma analogico perché era qui, di fronte ai passanti. Successivamente abbiamo realizzato delle personali più delle mostre fatte da noi tre. Finora, quando abbiamo lavorato con artisti, abbiamo collaborato, ma lasciandoli comunque in autonomia. Sia in termini materiali che di scambio di idee.

 

Potresti dirmi qualcosa di più riguardo la programmazione passata e futura?

Abbiamo ospitato ad Aprile una personale di Nicolas Lamas, artista peruviano di base in Belgio. La mostra era stata presentata nell'ambito del Live Arts Week VI, una manifestazione di grande rilevanza a livello nazionale ed internazionale. Intendiamo poi consolidare alcune collaborazioni avviate l'anno scorso, come quella con l'artist-run space milanese Current Project. L'anno scorso con Current abbiamo dato vita a "Portal", nel quale lo spazio di Bologna e il loro, a Milano, erano collegati in streaming, creando un'unica mostra dislocata in due sedi. Current ci ha poi ospitati nel loro spazio in una mostra che terminerà il 29 luglio e penso ci saranno sicuramente altre occasioni di collaborazione in seguito. L'obiettivo è anche quello di stabilire connessioni con altre realtà, altre città.

 

Mi racconti com'è la situazione riguardante l'arte e, in particolare, la scena indipendente a Bologna?

Mi sembra che la città stia vivendo un buon momento. Oltre a noi, altri spazi come Gelateria Sogni di Ghiaccio e Localedue stanno dando molto al no-profit. In ambito performativo, sonoro e musicale, la già citata Live Arts Week costituisce un riferimento importante.


Che progetti avete per il futuro?

Abbiamo chiuso questa stagione con la prima personale dedicata a Tazio Keijser e la collettiva che inauguerà il 30 giugno, dal titolo "La peggiore condizione". Vedremo poi come si evolverà il progetto, tenendo conto anche delle nostre esigenze personali. L'obiettivo è quello di stabilire nuovi collegamenti, soprattutto con l'estero. Strada facendo decideremo quanto e come continuare, come si diceva prima TRIPLA è nata fin da subito come un progetto dalla durata limitata, ma intendiamo sfruttarne ancora le potenzialità.

Fausto Melotti e Piero Manzoni si saranno mai parlati? Non lo sappiamo, ma nella "scultura teatrale" intitolata "i7savi", di Dario Bellini, lo fanno. Si vedranno scintille. Abbiamo intervistato Bellini per saperne di più sul suo nuovo progetto, che è aperto alle donazioni sulla piattaforma di crowdfunding BeART.

Maria Martinelli è la regista de "L'artista è innocente / Save the artist", una web serie ideata insiee a Luca Donelli e Gianfranco Tondini. La serie vuole dipingere il mondo dell'arte nel suo insieme attraverso il punto di vista di un gallerista e di un artista. I due (Luca e Gianfranco), che sono un gallerista e un artista anche nella realtà, dovranno fronteggiare i diversi problemi che fiere dell'arte, mostre, collezionisti e così via porteranno con sé di volta in volta. Nel seguire i diversi episodi, il pubblico potrà così avere un panorama completo di questo affascinante e ambiguo mondo.

THERE IS NO PLACE LIKE HOME è un progetto d'arte contemporanea itinerante, nato a Roma nel 2014 dall'iniziativa degli artisti: Alessandro Cicoria, Stanislao Di Giugno, Giuseppe Pietroniro, Daniele Puppi, Marco Raparelli e due storiche dell'arte Giulia Lopalco e Giuliana Benassi la quale , nell'intervista che segue, ci spiegherà come possa nascere un progetto espositivo nomade che trasforma spazi urbani inconsueti e zone periferiche in musei a cielo aperto dove il rapporto con l’arte è spontaneo e immediato.

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