BEART MAG

27/04/2017

Claudia Contu

5MIN LETTURA

Con gli occhi di Sergio

Ciao Sergio, grazie per questa chiacchierata. Cominciamo da te: chi è Sergio Racanati?

Ciao Claudia. Sono nato a Bisceglie nel 1982 e sono un artista. Indago il confine tra arte e attivismo politico antagonista nel tentativo di creare da una parte “strutture di supporto” per la coesione sociale e dall'altra di dare vita ad immaginari poetico-sovversivi che alimentino il "conflitto sociale”. Ciò che mi interessa è costruire relazioni tra arte, pratiche dell'attivismo antagonista, contesti sociali e territoriali, attraverso un approccio performativo, installativo, partecipativo.


Mi spiegheresti più approfonditamente cos'è questo “attivismo antagonista” di cui parli?

Non mi piace dare delle definizioni… Ma darò delle possibili linee guida entro cui perdersi e poi ritrovarsi e di nuovo perdersi per poi venirne fuori sicuramente. Movimento o movimenti politici «Socializzare saperi, senza fondare poteri». L’obiettivo è la creazione di alternative alle infrastrutture commerciali costruite secondo le logiche del profitto. Enfasi sull’autogestione come forma di autodeterminazione; incrementare l’azione diretta e le «pratiche»;  praticare e sostenere i valori dell’ organizzazione interna: la comunità di soggetti affini e le sue regole di funzionamento, come il metodo decisionale basato sul consenso; l’orizzontalità, la reticolarità e la decentralizzazione come proposte alternative alla presenza di leader e ai meccanismi di delega e rappresentazione; praticare, valorizzare, attraversare ed esperire  la “disobbedienza civile”, preferita alle metodologie «classiche» di interazione con norme e istituzioni come lobbying e campagne di advocacy. Questi punti elencati, secondo me, possono rappresentare uno strumento analitico che cerca di includere aspetti procedurali e di soggettivazione di nuovi attori sociali e politici all’interno della moltitudine dei flussi post-globali. Vorrei riportare un bellissimo estratto di un’intervista pubblicata in rete il 29.09.2007 su un portale di attivismo antagonista: «Non credo che noi dobbiamo focalizzarci nel “chiedere” o nell’ “avere una voce”. Penso invece che dobbiamo “fare”, “continuare a fare” e costruire strutture funzionanti e alternative che sono diametralmente opposte ai modi in cui il capitalismo ci costringe a funzionare nella nostra vita quotidiana. Il nostro lavoro, come attivisti, è creare infrastrutture autogestite che funzionino indipendentemente dalle “loro” regole, leggi o ogni altra forma di governance».  


Come hai conosciuto BeArt?

Ho conosciuto BeART tramite Mauro Mattei, fondatore della piattaforma e collezionista, tra uno studio visit ed un portfolio review. Poi Mauro mi ha messo in contatto con Jessica Tanghetti e da lì sono arrivato a proporre una campagna.


Parlami del primo progetto che hai realizzato tramite la piattaforma.

Il primo progetto che ho presentato sulla piattaforma di BeART è stato la stampa del libro d’artista sul progetto artistico 0XXL, che avevo realizzato durante la residenza artistica “Mari tra le mura” a cura del Museo Pino Pascali (Polignano a Mare, BA, Italia). Sono stato successivamente selezionato da Peep-Hole per il workshop a cura di BOOK MACHINE.


… E poi ne hai realizzato un altro, giusto?

Sì, la seconda campagna lanciata sulla piattaforma è stata la realizzazione del mio progetto filmico per la residenza artistica KYTA, in India, presso il villaggio di Kalga a 4000 metri di altezza sull’Himalaya, dove sono stato selezionato dal curatore Shazeb Arif Shaikh.


Perché proprio l’India?

Perché proprio in India… interessante domanda… Io direi perché credo nelle energie, nei campi magnetici e negli incontri. Mi vorrei soffermare sul film che ho realizzato, perché credo sia un progetto molto importante anche in relazione al momento socio-politico ed economico che stiamo vivendo. Sono interessato alla riflessione intorno alla 'questione' ancora aperta, dello scambio e del contatto tra “le culture del vicino e del lontano” attraverso l’attivazione di un rovesciamento etnoantropologico. Il film è rivolto alla dimensione dello spazio e del tempo sociale così come ai sistemi di potere e di persuasione che le forme del visibile o dell'invisibile esercitano sulla dimensione quotidiana. È un film che offre un insieme di riflessioni intorno ai macro concetti di identità, cultura, comunità, territorio, presenti nello scenario post-globale fluido soggetto a costanti fratture, frizioni, interrelazioni e riconfigurazioni. Nella Valle di Parvati non si può che abbandonare le frenesie della metropoli e entrare in tempi diversi, nei tempi della lentezza.


Quali sono stati i punti di forza delle campagne di crowdfunding, secondo te?

La scelta del crowdfunding permette di progettare delle vere e proprie "ricompense" e inoltre è un possibile modo di innescare delle relazioni e creare nuovi attori, nuovi promotori, nuovi sostenitori e nuovi pubblici che alimentano e sostengono la sperimentazione di nuove forme e linguaggi dell’arte contemporanea. Nella possibilità di creare nuovi pubblici e nuove forme di mecenatismo, che si svincolano dalle istituzioni, diminuendo o a volte eliminando completamente le distanze tra artista, opera d’arte e fruizione/fruitore.


Hai partecipato ad artmonte-carlo, vero?

Si, il lavoro che ho presentato rappresenta lo spin-off di un progetto più ampio che si concluderà con una mostra personale presso la Fondazione SoutHeritage di Matera, nel quadro del programma istituzionale denominato "Committenza Contemporanea".


In bocca al lupo allora!

W IL LUPO! e tutti gli animali della foresta!

 


Fausto Melotti e Piero Manzoni si saranno mai parlati? Non lo sappiamo, ma nella "scultura teatrale" intitolata "i7savi", di Dario Bellini, lo fanno. Si vedranno scintille durante la prima rappresentazione dell'opera, a gennaio 2018, presso la galleria "Milano". Abbiamo intervistato Bellini per saperne di più sul suo nuovo progetto, che è aperto alle donazioni sulla piattaforma di crowdfunding BeART.

Maria Martinelli è la regista de "L'artista è innocente / Save the artist", una web serie ideata insiee a Luca Donelli e Gianfranco Tondini. La serie vuole dipingere il mondo dell'arte nel suo insieme attraverso il punto di vista di un gallerista e di un artista. I due (Luca e Gianfranco), che sono un gallerista e un artista anche nella realtà, dovranno fronteggiare i diversi problemi che fiere dell'arte, mostre, collezionisti e così via porteranno con sé di volta in volta. Nel seguire i diversi episodi, il pubblico potrà così avere un panorama completo di questo affascinante e ambiguo mondo.

THERE IS NO PLACE LIKE HOME è un progetto d'arte contemporanea itinerante, nato a Roma nel 2014 dall'iniziativa degli artisti: Alessandro Cicoria, Stanislao Di Giugno, Giuseppe Pietroniro, Daniele Puppi, Marco Raparelli e due storiche dell'arte Giulia Lopalco e Giuliana Benassi la quale , nell'intervista che segue, ci spiegherà come possa nascere un progetto espositivo nomade che trasforma spazi urbani inconsueti e zone periferiche in musei a cielo aperto dove il rapporto con l’arte è spontaneo e immediato.

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui.